Pietro di Craon

Non vivo al livello degli altri uomini, io,
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lunedì, 19 giugno 2006
Il Sangue del Povero, 1

Lo scarso numero di anime viventi, per le quali il Sangue di Gesù ha ancora un valore, si trova in presenza di una moltitudine inconcepibile, impensata fino a oggi. E' < la schiera sterminata delle genti che stanno di fronte al Trono, alla presenza dell'Agnello, vestite di bianche tuniche e con la palma in mano >. Queste genti sono i cattolici moderni.
Sfilano interminabili sulla prateria che si apre esattamente sul cielo. Poi, all'improvviso, ci si accorge che gli uccelli cadono a terra, i fiori appassiscono, tutto muore al loro passaggio; infine lasciano dietro a sé uno scolo putrescente e, se qualcuno li tocca, ne è infettato per sempre, come Filottete.
Questo orrore è una caratteristica del XIX secolo. Un tempo si apostatava con coraggio. Si diventava dei rinnegati candidamente e risolutamente. Si riceveva il Corpo di Cristo e poi, senza esitare, lo si andava a vendere come se si trattasse di soccorrere un povero. Insomma, queste cose si facevano con eleganza e si diventava dei Giuda con semplicità. Oggi, invece, è diverso.
Da vent'anni non mi stanco di scriverlo. Niente fu mai tanto odioso, tanto completamente esecrabile quanto il mondo cattolico contemporaneo - almeno in Francia e in Belgio - e rinuncio a chiedermi che cosa potrebbe invocare con più certezza il Fuoco dal Cielo...
Nel nome di un esiguo drappello di uomini che amano Dio e sono decisi a morire per lui, quando sarà necessario, io dichiaro che lo spettacolo dei cattolici moderni è una tentazione superiore alle nostre forze.
Per quanto riguarda le mie forze, confesso che sono fortemente diminuite... Certo, voglio che quelle... persone siano miei fratelli o almeno miei cugini, giacchè anch'io sono, come loro, cattolico e sono costretto a obbedire allo stesso Pastore, che senza dubbio è un Figliol prodigo; ma come si fa a non indignarsi, a non lanciare grida spaventose?...

[Léon Bloy, Il Sangue del Povero]

Postato da: PietrodiCraon a 10:12 | link | commenti |

domenica, 04 settembre 2005
Tutti pazzi per Katrina

New Orleans è coperta d’acqua. Una buona parte della Louisiana e del Mississippi e dell’Alabama è in rovina.
La più grande catastrofe naturale, totalmente naturale, della storia americana s’è portata via centinaia e centinaia di persone, forse di più. Gli sfollati, i senza tetto, i devastati e le vittime dell’uragano Katrina sono ancora in difficoltà.
Chi senza casa, chi senza cibo, chi senza medicine, chi dipendente dalla gigantesca macchina di aiuti statale e federale.
I danni sono incalcolabili, così come l’impatto sull’economia globale. E naturalmente non sono mancati gli sciacallaggi e i saccheggi e le violenze.
Katrina non ci ha risparmiato quel caos tristemente noto ogni qualvolta una piccola o grande catastrofe si abbatte sulle nostre comunità.
Un caos che sembrava inimmaginabile entro i confini della nazione più potente del mondo, non solo perché, come ha detto ieri George W. Bush, i risultati delle operazioni di soccorso “non sono accettabili”, ma per il solito “difetto di immaginazione” di politici e amministratori e burocrati che la Commissione sull’11 settembre nel suo rapporto sull’attacco alle torri gemelle aveva sancito nero su bianco.
Stavolta nessuno credeva che l’impatto dell’uragano potesse essere così devastante, nessuno pensava che gli argini del Lago Pontchartrain potessero sbriciolarsi. E’ tutta qui la spiegazione della tragedia. Una tragedia che secondo gli esperti avrebbe potuto provocare centinaia di migliaia di morti, se i piani di evacuazione non fossero scattati per tempo. Solo che sono scattati in tempo.
Eppure sui giornali, specialmente su quelli italiani, spalleggiati dal sempre più inacidito New York Times e dalla galassia di blog radicali ed estremisti d’America, si è approfittato della tragedia per inscenare un disgustoso e ripugnante spettacolo di antibushismo, se non di antiamericanismo.
Un fenomeno di sciacallaggio ideologico e di saccheggio intellettuale, pari a quello che in queste ore sta ulteriormente martoriando New Orleans, forse peggiore visto e considerato che non è motivato dallo stato di necessità ma da un micragnoso calcolo politico.
Gli articoli e i titoli dei giornali sono lì, a disposizione di tutti, con in neretto le solite firme dell’antiamericanismo made in Italy. E anche la più americana, la più informata e la più equilibrata di tutte, quella di Gianni Riotta, stona un altrimenti ottimo commento con la preoccupazione non preoccupante che gli Stati Uniti siano guidati da un presidente che divide.
No, semplicemente sono guidati da un presidente che i compagnucci radical chic non accettano, non sopportano, non digeriscono.
Che cosa abbia fatto Bush in questo caso per dividere, a parte leggere i giornali liberal che dividono mica male accusandolo di ogni empietà, non è dato saperlo.
Anzi risulta che abbia arruolato Bill Clinton, piuttosto.

Per il FT, Bush era preparato
Così, mentre il compassato organo dell’establishment finanziario liberal, il Financial Times, titola a tutta pagina “Bush agisce per attenuare la crisi di Katrina” e all’interno spiega con precisione che “Bush era preparato ad affrontare l’uragano”, sulle gazzette nostrane (e americane liberal) si assiste a un carnevale di accuse alla Casa Bianca non solo e non tanto per le operazioni di prevenzione e di soccorso, ma addirittura di essere la causa prima, diretta e scatenante la forza distruttiva di Katrina. Le firme sono le solite: il fenomenale Zucconi detto Zuccopycat e d’ora in poi Zuckyoto, il neo-metereologo Ennio Caretto, il novello borghese Riccardo Barenghi, per restare soltanto ai grandi giornali.
Repubblica ieri ha pubblicato anche due pagine di Howell Raines, il più disastroso direttore della storia del New York Times, solo pochi mesi fa costretto a ignominiose e scandalose dimissioni per aver coperto le truffe giornalistiche di un suo pupillo e per averle coperte con l’obiettivo ideologico di proteggere una legge totem per la sinistra liberal.
Secondo Raines e i suoi discepoli italiani è tutta colpa di Bush. Senza di lui, non ci sarebbe stato nessun uragano. Senza di lui, Katrina avrebbe risparmiato New Orleans e gli argini del lago avrebbero certamente retto.
Senza la sua sporca guerra in Iraq, in Louisiana tutto sarebbe filato liscio come l’olio.
Bush non ha programmato nulla. Bush è in vacanza. Bush ha abbandonato il sud a se stesso. Bush ha inviato la Guardia nazionale in medio oriente. Bush ha trasformato l’America in Terzo mondo e, non contento, ogni giorno si adopera per far retrocedere anche l’Iraq. Il mantra dell’operazione mediatica italiota, come se davvero un battito d’ali a Roma potesse avere effetti a Washington, ripete che la tragedia provocata dall’uragano Katrina sia una vendetta, una rivincita della natura contro le politiche del presidente, di questo presidente.
“I disastri”, nella splendida prosa immaginifica di Zucconi, sono sempre “cosiddetti naturali”, perché in realtà sono opera di Georgino e del suo spocchioso rifiuto di firmare il trattato di Kyoto. Georgino se l’è cercata e quindi l’America “non avrà bisogno dei nostri aiuti, di pacchi Onu e di beneficenza internazionale”.
L’America “ha abbastanza soldi e mezzi” e infatti i giornali italiani non invitano a nessuna sottoscrizione, non pubblicano appelli, non organizzano collette per le vittime. Neanche un Sudoku di solidarietà. Neanche un soldo agli americani. Sono ricchi, che diamine. Sono carnefici e vittime delle loro stesse manipolazioni dell’ambiente.
E, però, qualche riga più in là, con la stessa naturalezza e lo stesso cinismo, gli sciacalli intellettuali usano l’argomento opposto per andare, di nuovo, contro Bush: spiegano che i piani di evacuazione erano buoni soltanto per i ricchi e che le vittime sono i poveri disgraziati, i neri, i paria della società consumistica statunitense.
Però, neanche un centesimo.
Un blog americano di sinistra, tra i più autorevoli, ha invitato a non finanziare, a non aiutare, a non aprire il portafoglio per i cittadini della Louisiana, dell’Alabama e del Mississippi.
Sono “red states”, Stati che hanno votato per George Bush: “Questi stronzetti ovviamente condividevano le politiche di Bush, quindi meritano di vivere le conseguenze del loro voto”.
Non importa che il voto di New Orleans, come di quasi tutte le città, sia stato a favore di John Kerry, quello che importa è che “una parte di me – scrive il blogger Bradblog – crede che molti dei fan di George W. meritino di soffrire e di morire”.
Ministri tedeschi, esperti britannici, estremisti islamici, mamme pacifiste e Michael Moore si sono uniti al coro del piove-governo-ladro.
C’è chi ripete ogni due righe che il caos dei soccorsi e il disastro umanitario siano da addebitare alla guerra in Iraq, al fatto che Bush abbia inviato la Guardia nazionale nel pantano mediorientale.
Ma non è vero: laggiù c’è meno di un terzo dei contingenti dei tre Stati coinvolti. Il resto era allertato e dislocato sul campo: 11 mila uomini prima che Katrina colpisse la costa, poi 21 mila, e 32 mila entro lunedì grazie all’esercito e alla marina.
C’è poi l’accusa di aver condotto politiche devastanti per l’ambiente, addirittura generatrici di uragani.
Il no a Kyoto, innanzitutto. Ammesso che quel trattato serva a qualcosa, il no a Kyoto non è esclusiva bushiana. Ai tempi di Clinton, il Senato bocciò, con 98 voti a 0, un pacchetto di misure energetiche uguali a quelle previste da Kyoto.
Cina e India non hanno firmato il trattato, mentre l’Europa kyotista si guarda bene dal rispettarne i termini.
Il paradosso è che gli unici a seguire autonomamente i parametri di Kyoto sono le grandi multinazionali americane.
Il surriscaldamento della terra, in ogni caso, non c’entra nulla con Katrina, come ha ammesso anche il New York Times. Gli scienziati spiegano che il numero e la potenza degli uragani dipende dai ciclici e decennali cambiamenti di temperatura nell’oceano Atlantico. E’ sufficiente consultare il sito del National Hurricane Center per apprendere che oggi ci sono meno uragani, e meno potenti, rispetto agli anni 30, 40 e 50.
Secondo l’Organizzazione mondiale meteorologica, un’Agenzia Onu, negli ultimi anni l’intensità degli uragani è diminuita.
Sul Corriere, Ennio Caretto ha citato un esperto americano, il professor Kerry Emanuel, il quale avanza l’ipotesi che l’effetto serra c’entri, però s’è dimenticato di riportare la frase chiave del ragionamento di Emanuel e cioè che “ciò cui assistiamo nell’Atlantico è principalmente un cambiamento naturale”.
Il paradosso di questo sciacallaggio è che i santoni radical chic si sono trasformati nella versione integralista dei telepredicatori evangelici più conservatori.
Quelli dicono che l’uragano è la punizione di Dio, ma almeno si basano sulle Scritture.
Questi credono che Katrina sia la vendetta di un’intelligenza superiore nei confronti di chi rigetta Kyoto, ma con fede in Pecoraro Scanio.

Christian Rocca su il Foglio

Postato da: PietrodiCraon a 09:13 | link | commenti |

giovedì, 01 settembre 2005
Senza Dio la dignità dell'uomo è in pericolo

Cari fratelli e sorelle!

È stata veramente una straordinaria esperienza ecclesiale quella vissuta a Colonia la scorsa settimana, in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù, con la partecipazione di un grandissimo numero di giovani d’ogni parte del mondo, accompagnati da molti Vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose. È stato un evento provvidenziale di grazia per la Chiesa intera. Parlando con i vescovi della Germania, poco prima di far ritorno in Italia, dicevo che i giovani hanno lanciato ai loro Pastori, e in certo modo a tutti i credenti, un messaggio che è al tempo stesso una richiesta: "Aiutateci ad essere discepoli e testimoni di Cristo. Come i Magi, siamo venuti per incontrarlo e adorarlo". Da Colonia i giovani sono ripartiti per le loro città e nazioni animati da una grande speranza, senza tuttavia perdere di vista le non poche difficoltà, gli ostacoli e i problemi che in questo nostro tempo accompagnano la ricerca autentica di Cristo e la fedele adesione al suo Vangelo.

Non solo i giovani, ma anche le comunità e gli stessi Pastori debbono prendere sempre più coscienza d’un dato fondamentale per l’evangelizzazione: laddove Dio non occupa il primo posto, laddove non è riconosciuto e adorato come il Bene supremo, la dignità dell’uomo è messa a repentaglio. È pertanto urgente portare l’uomo di oggi a "scoprire" il volto autentico di Dio, che si è rivelato a noi in Gesù Cristo. Anche l’umanità del nostro tempo potrà così, come i Magi, prostrarsi dinanzi a lui e adorarlo. Parlando con i Vescovi tedeschi, ricordavo che l’adorazione non è "un lusso, ma una priorità". Cercare Cristo dev’essere l’incessante anelito dei credenti, dei giovani e degli adulti, dei fedeli e dei loro pastori. Va incoraggiata questa ricerca, va sostenuta e guidata. La fede non è semplicemente l’adesione ad un complesso in sé completo di dogmi, che spegnerebbe la sete di Dio presente nell’animo umano. Al contrario, essa proietta l’uomo, in cammino nel tempo, verso un Dio sempre nuovo nella sua infinitezza. Il cristiano è perciò contemporaneamente uno che cerca e uno che trova. È proprio questo che rende la Chiesa giovane, aperta al futuro, ricca di speranza per l’intera umanità.

Sant’Agostino, del quale oggi facciamo memoria, ha stupende riflessioni sull’invito del Salmo 104 "Quaerite faciem eius semper - Cercate sempre il suo volto". Egli fa notare che quell’invito non vale soltanto per questa vita; vale anche per l’eternità. La scoperta del "volto di Dio" non si esaurisce mai. Più entriamo nello splendore dell’amore divino, più bello è andare avanti nella ricerca, così che "amore crescente inquisitio crescat inventi - nella misura in cui cresce l’amore, cresce la ricerca di Colui che è stato trovato" (Enarr. in Ps. 104,3: CCL 40, 1537).

È questa l’esperienza a cui anche noi aspiriamo dal profondo del cuore. Ce l’ottenga l’intercessione del grande Vescovo d’ Ippona; ce l’ottenga il materno aiuto di Maria, Stella dell’Evangelizzazione, che invochiamo ora con la preghiera dell’Angelus.

(S.S. Benedetto XVI, Angelus, 28 Agosto 2005)

Postato da: PietrodiCraon a 10:43 | link | commenti |